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27-08-2020
Cosa fare se il coniuge non versa l'assegno di mantenimento

Come detto in precedenti post (vedere post sull’assegno di mantenimento e diritto agli alimenti), a seguito sia di una separazione coniugale che di un divorzio (scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili del matrimonio) è comune che su uno dei coniugi ricada l’obbligo di mantenimento a favore dei figli minorenni e/o maggiorenni incapaci e/o maggiorenni non autosufficienti e a seconda dei casi anche l’obbligo di mantenimento a favore dell’ex coniuge non autosufficiente.

Ma cosa accade quando chi deve versare detto “assegno di mantenimento” è inadempiente totalmente o parzialmente all’obbligo imposto dal Giudice in sede di separazione e/o divorzio giudiziale e/o concordato in sede di separazione e/o divorzio consensuale?

A tale quesito risponde in primo luogo l’art 156 del Codice Civile che prevede misure per rendere la fase del recupero credito più agevole, come ad esempio la costituzione di una garanzia reale (pegno o ipoteca) o personale (cauzione, fideiussione bancaria o assicurativa, ecc).

Sui requisiti per chiedere queste misure ci sono due distinti orientamenti:

  • da un lato si ritiene che in realtà debbano ricorrere fatti concreti, quali pregresse inadempienze, ovvero il disinteresse del coniuge obbligato a provvedere con un assegno di mantenimento;
  • oppure, quello più applicato nei tribunali che prevede che per richiedere al Giudice di imporre delle garanzie reali o personali bastino anche semplici indizi, che facciano sorgere dei dubbi sull’affidabilità e/o solvibilità del coniuge onorato.

La competenza per decidere sulle suddette misure spetta al collegio (Giudice Relatore, Istruttore e Presidente) che nel pronunciare la separazione oppure il divorzio può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale.

Questi provvedimenti cautelativi sono poi poco efficaci perché nella maggior parte dei casi difficili da mettere in pratica. Ad oggi, purtroppo, il Giudice della separazione o del divorzio in sede giudiziale non ha il potere di emettere una sentenza costitutiva di garanzia, quindi può dichiarare che il coniuge potenzialmente inadempiente debba prestare una garanzia reale o personale ma non può emettere una sentenza che la costituisca effettivamente.

Ad ogni modo, per determinare se quella della costituzione di garanzie reali o personali sia o meno una strategia da attuare serve verificare caso per caso.

Per le misure esecutive, ovvero le misure da attuare una quando l’inadempimento all’obbligo dell’assegno di mantenimento si è verificato parzialmente o totalmente, sia per un corto che lungo lasso di tempo, troviamo:

  • il sequestro dei beni,
  • il pignoramento mobiliare,
  • il pignoramento presso terzi (in pratica il pignoramento del 1/5 dello stipendio o delle somme esistente sul conto corrente),
  • il pignoramento inaudita altera parte ex art 156 del Codice Civile, che non è altro che una richiesta fatta al giudice affinché ordini, SENZA DOVER NOTIFICARE O NOTIZIARE IL CONIUGE DEBITORE, ad un terzo di pagare per conto del coniuge debitore al coniuge avente diritto le somme a questo ultimo dovute per mancati pagamenti degli assegni di mantenimento. Il fatto che non si debba notiziare o mettere a conoscenza il coniuge debitore è una forma di tutela per il coniuge più debole, ma l’aspetto più importante è che la misura viene richiesta ed eseguita/attuata senza che il coniuge debitore possa opporsi o far perdere ulteriore tempo a chi ha bisogno di quel introito.

 

Il pignoramento immobiliare.

È la procedura che ha come risultato la messa all’asta dei beni immobili del coniuge debitore. Azione utile solo se gli importi dovuti sono sostanziali o elevati. In quanto è una procedura i cui risultati positivi si ottengono a lungo termine (a Brescia la media è 4/5 anni).

Per poter definire quale azione esecutiva eseguire è importante avere uno studio sui beni aggredibili del coniuge debitore.

Lo Studio legale Navarro di Brescia con la sua rete di professionisti identifica quali siano le migliori strategie per il recupero degli assegni di mantenimento non pagati. Ad esempio, dopo aver identificata la fonte di reddito (lavoro dipendente o lavoro da libero professionista (quindi clienti), ai sensi dell’art 156 del Codice Civile si può chiedere al Giudice di attuare un pignoramento presso terzi “inaudita altera parte” che ordini ai terzi (datore di lavoro o clienti o banca) di pagare una parte di quanto devono al coniuge debitore direttamente al coniuge avente diritto.

Per ogni informazione sulle procedure di recupero crediti di assegni di mantenimento contattate lo Studio Legale Avvocato Mara Navarro: info@studiolegalenavarro.it.

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