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06-06-2020
Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi Finanziari

NONCHÉ CONTRATTI BANCARI E L’ARBITRATO BANCARIO FINANZIARIO PER FAR VALERE I PROPRI DIRITTI NEI CONFRONTI DELLA BANCA

Torniamo a parlare di rapporti bancari e a come fare per tutelare i propri diritti. In un precedente post sono stati elencati e approfondite le ragioni per le quali un contratto di mutuo bancario possa essere considerato viziato (leggi l'articolo completo), ora spiegherò quando una segnalazione alla Centrale Rischi Finanziari (CRIF) per mancati pagamenti dei propri obblighi con la banca – passaggio in sofferenza - possa essere ritenuta illegittima o meno.

Sei segnalato alla Centrale Rischi Finanziari (CRIF)?

Vuoi ripristinare la tua posizione e tutelare la tua immagine?

Premesso che è sempre opportuno pagare i propri debiti e onorare i propri obblighi è altrettanto importante capire se l’eventuale segnalazione fatta a tuo carico sia valida oppure no. Cosa che potrebbe essere d'aiuto per eventuali soluzioni a saldo e stralcio.

Cos’è la Centrale Rischi Finanziari?

La Centrale Rischi Finanziari, indicata spesso come CRIF, è una banca dati che dà una fotografia d’insieme dei debiti che ciascuno (soggetto privato o giuridico che sia) ha nei confronti del sistema bancario e finanziario.

Serve ai Clienti che hanno una buona “storia creditizia” per ottenere un finanziamento più facilmente e a condizioni migliori.

Serve alle Banche e alle Società Finanziarie per valutare la capacità dei clienti richiedenti di credito per sapere se sono “buoni o cattivi pagatori”.

Quindi nella banca dati della centrale rischi vengono inseriti tutti i finanziamenti che ciascuno richiede nella propria vita, nonché tutti i passaggi in sofferenza.

Cos’è il passaggio in sofferenza?

È un concetto complesso. Rappresenta in parole MOLTO semplici l’incapacità di un soggetto di portar a termine i propri obblighi nei confronti degli istituti finanziari.

Dunque, diversamente di quanto si crede,non è la “semplice” inadempienza dei propri obblighi.

In realtà il passaggio in sofferenza è determinato dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza. Ma è proprio nel determinare quando un soggetto debba o meno passare in sofferenza che si creano i presupposti per avere il diritto al risarcimento dei danni, se dovessimo essere segnalati senza tutte le varie valutazioni e tempistiche previste dalla legge.

Ecco i requisiti che gli istituti finanziari devono rispettare per la segnalazione del passaggio in sofferenza: Il Testo Unico Bancario e la giurisprudenza di merito hanno stabilito che, prima di segnalare un proprio cliente, siano necessarie delle verifiche e approfondimenti da parte dell’Istituto Finanziario e/o Banca estese a rapporti bancari distinti da quello intrattenuto con l’intermediario e/o banca segnalante.

La classificazione “a sofferenza” non può scaturire automaticamente da un solo o semplice ritardo, anche se prolungato nel tempo, nel pagamento del debito:

Prima di segnalare un nominativo a sofferenza, l’intermediario è tenuto ad effettuare una verifica sull’intera esposizione debitoria del cliente, inclusa l’emissione di decreti ingiuntivi contro lo stesso ed è inoltre tenuto ad accertare l’effettiva consistenza patrimoniale del cliente in relazione all’ammontare del credito, la circostanza se si tratti di debitore monoaffidato o pluriaffidato, l’eventuale esistenza di iniziative giudiziarie da parte di terzi creditori e la capacità reddituale del cliente

(Trib. Bari 11.1.2017).

Ciò vuol dire che l’Istituto Finanziario/ Intermediario / Banca, ecc. che sia deve obbligatoriamente prima di effettuare la segnalazione: analizzare il complesso di debiti e crediti del soggetto e/o cliente, inviare una serie di comunicazioni prima di effettuare la segnalazione, tra cui quella più importante: “il preavviso di segnalazione negativa”, concedendo un termine per saldare il dovuto arretrato.

Successivamente deve comunicare che si è proceduto alla segnalazione. La segnalazione fatta in mancanza di uno dei requisiti sopraindicati da diritto al risarcimento dei danni.

Il diritto di risarcimento può essere calcolato fino al doppio del valore per cui è stato registrato in Centrale Rischi.

Quindi se il mancato pagamento di più rate consecutive durato nel tempo, di un saldo di un mutuo o di un prestito di euro 50.000, darebbe la possibilità di essere risarciti con 100.000 euro nella migliore dell’ipotesi.

Questo vuol dire che la forza contrattuale tra Banca e cliente si bilancia.

Inoltre, le segnalazioni non dovrebbero essere la causa per cui il soggetto segnalato non abbia più diritto al credito, aspetto che eventualmente andrà a incidere nel risarcimento del danno.

Per la valutazione dei presupposti per chiedere i danni a causa di una segnalazione in centrale rischi contattate lo Studio.

Come si effettua questa valutazione?

Ovvero come si può capire se si è segnalati, e se la segnalazione alla Centrale Rischi Finanziari sia illegittima o meno?

Il soggetto che ha ottenuto un rifiuto ad un finanziamento

può chiedere di sapere se esso è dovuto ad una segnalazione negativa esistente nella Centrale Rischi Finanziari.

Oppure se si è già a conoscenza di essere iscritti o si ha il semplice sospetto, si può chiedere alla Banca Centrale d’Italia di consegnare tutti i dati che sono stati inseriti nella Centrale Rischi.

Una volta in possesso dei dati, si può capire se ci sono segnalazioni negative e chi le ha fatte e poi procedere a chiedere se sono state rispettati tutti gli adempimenti sopra indicati.

Successivamente, quindi (meglio se tramite il legale che vi assiste) si dovrebbe chiedere all’Istituto Finanziario, Intermediario o Banca che ha provveduto ad effettuare la segnalazione di fornire le varie comunicazione di preavviso e il fascicolo che contenga l’analisi della situazione complessiva (sempre che ci sia).

La mancata risposta o il mancato invio dei documenti sono già un presupposto per avere il diritto al risarcimento.

Pertanto, una volta approfondito e verificato l’eventuale vizio nella segnalazione alla Centrale Rischi si dovrebbe procedere con l’Arbitrato Bancario Finanziario (ABF).

Questa procedura serve anche nel caso in cui si siano riscontrati dei problemi o vizi nei contratti bancari (di cui avevo in un precedente post elencato le ragioni per le quali un contratto bancario di mutuo possa essere ritenuto viziato

Non è sempre necessario intraprendere un’azione legale davanti ad un Giudice di un Tribunale: la conflittualità con la Banca può essere (molto ben) risolta attraverso l’Arbitrato Bancario Finanziario (ABF).

Cos’è l’Arbitrato Bancario Finanziario (ABF)

L'Arbitrato Bancario Finanziario è un sistema di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) eventualmente sorte tra il cliente e la banca e/o altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari.

Rappresenta un'opportunità di tutela più semplice, rapida ed economica rispetto a quella offerta dal giudice ordinario: ciò vuol dire che se un cliente si trova nella condizione di contestare qualcosa in ordine ai contratti, al comportamento della Banca, o in ordine ad un atto notificato dalla stessa Banca, egli può farlo senza problemi in tale sede e NON per forza in sede giudiziaria.  

Requisiti da adempiere prima di attivare l’ABF  

  1. PRESUPPOSTO FONDAMENTALE per procedere con l’Arbitrato Bancario Finanziario è aver cercato di risolvere la controversia inviando un reclamo scritto alla Banca e/o intermediario.
    Questo reclamo è rappresentato in alcuni casi dalla lettera dove si chiedono i documenti oppure è il passaggio successivo.

  2. Trascorsi 30 giorni si potrà rivolgersi all'ABF solo se la Banca e/o l'intermediario non abbia risposto al reclamo nei 30 giorni previsti oppure, abbia risposto in maniera insoddisfacente e/o poco esaustiva.

  3. Non si può presentare ricorso se i comportamenti o le problematiche da trattare risalgono a prima del 01.01.2009

  4. Non devono trascorrere più di 12 mesi dal reclamo per attivare l’ABF.

  5. Non si può presentare ricorso all’ABF per le controversie già sottoposte a un giudice, a un arbitro o a un organismo di conciliazione. Ma ci si può comunque rivolgere all'ABF se la procedura di conciliazione si chiude con esito negativo, ovvero non va a buon fine.

 Contenuto del ricorso all’ABF:

Il ricorso all’ABF deve avere le stesse pretese e contenuti di diritto del reclamo.

L’ABF non può trattare un ricorso con un contenuto diverso da quello del reclamo. Questo vuol dire che sin da quando il reclamo è stato inviato, tutte le parti (Banca e Cliente) sanno esattamente quale sarà il successivo contenuto del ricorso avanti l’ABF.

 Procedura dell’ABF:

Una volta avviato l’arbitrato, saranno gli arbitri a definire la controversia, il documento di definizione non è vincolante come una sentenza.

Ma il mancato adempimento viene segnalato, il che rappresenta poi la base della mala fede. Ad ogni modo il numero di istituto finanziari che adempiono o trovano un accordo è elevato.

La durata è breve, i tempi medi massimi sono di un anno.

Eventualmente e solo nell’ipotesi in cui la Banca non adempia a quanto stabilito dopo L’ABF si ha un titolo con il quale poi intraprendere un’azione legale che comporterebbe alla BANCA in sentenza a dover inoltre risarcire tutte le spese sostenute dal cliente per l’eventuale causa.  

Per ulteriori informazioni e/o approfondimenti non esitate a contattare lo Studio Legale Navarro: www.studiolegalenavarro.it
 - info@studiolegalenavarro.it     


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