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06-02-2019
Nuovi sviluppi nella rettifica del sesso / cambio sesso

Serve l’intervento che modifica i caratteri sessuali primari, prima di poter rettificare il sesso in sede anagrafica?

Prima di rispondere è importante evidenziare che un aspetto importantissimo nello sviluppo del diritto all’identità di genere: dal 2010 a livello mondiale, l’organizzazione che studia e tratta i disturbi dell’identità di genere, incoraggia a depsicopatologizzare il disturbo d’identità di genere, in quanto, ad oggi si tratta di un fenomeno umano comune e che non dovrebbe più essere giudicato come naturalmente patologico o negativo.

Ciò deve servire di base per intraprendere la strategia giudiziale per ottenere la rettifica / cambio di sesso in sede anagrafica e contestuale autorizzazione all’intervento modificatorio dei caratteri sessuali primari.

Detto ciò ad oggi la Giurisprudenza ha evidenziato alcuni aspetti importanti:

  • che via sia una verifica circa l’equilibrio psicofisico del richiedente;
  • deve essere accertata la serietà, univocità e definitività del percorso di transizione scelto dall’individuo”.

Quindi, detto ciò NON vi è necessità dell’intervento chirurgico per demolire e o modificare i caratteri sessuali primari.

Al riguardo La Suprema Corte con la sentenza n. 221 del 21 ottobre 2015, ha statuito che:

alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata e conforme alla giurisprudenza della CEDU dell’art. 1 L. 1982/164 e del successivo art. 3 della medesima legge, ora art. 31 comma 4 D.Lgs. 2011/150, per ottenere la rettificazione del sesso nei registri dello stato civile non è obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio e/o modificativo dei caratteri anatomici primari. Ma per ciò deve essere accertata la serietà, univocità e definitività del percorso di transizione scelto dall’individuo”.

Con ciò la Corte costituzionale ha definitivamente chiarito che

la legge ha escluso la necessità, ai fini dell’accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per realizzare l’adeguamento dei caratteri sessuali

e ha affermato che è invece necessario

un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo. Dunque,  il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona"

e perciò, la modificazione dei caratteri sessuali che legittima la pronuncia giudiziale di rettificazione può derivare anche da trattamenti diversi da quello chirurgico, come ad esempio le terapie ormonali oppure da una situazione congenita.

In questa linea logica il trattamento chirurgico non costituisce (più) un presupposto della pronuncia giudiziaria, ma solo una possibile modalità che la scienza medica mette a disposizione delle persone che soffrono di disforia di genere per permettere loro il conseguimento di un pieno benessere psico-fisico.

Quindi è pacifico stabilire che seguendo i nuovi orientamenti sviluppatesi negli ultimi 10 anni, non si richiede più la verifica dell’avvenuta effettuazione del trattamento chirurgico eventualmente autorizzato, per poter ottenere la rettifica / cambio di sesso in sede anagrafica.

Ciò riflette la più moderna visione del legislatore e degli interpreti, che non considera più l’intervento chirurgico come un presupposto necessario della pronuncia giudiziale di rettificazione di sesso, ma come un trattamento terapeutico particolarmente pervasivo, destinato a migliorare la condizione psicofisica della persona che lo richiede, e che quindi va (o non va) autorizzato esclusivamente in funzione di tale scopo appunto terapeutico. cfr art. 31 D.Lgs. 150/2011.

IN CONCLUSIONE

Le domande di rettificazione dell’atto di nascita e di autorizzazione ad eseguire un intervento chirurgico, pur distinte e autonome, sono cumulabili nello stesso processo per ragioni sia soggettive sia di connessione oggettiva percheĢ fondate sulla medesima causa petendi (il disallineamento tra corpo e psiche della parte attrice, ovverosia la condizione personale di disforia di genere dalla medesima vissuto). Cfr sentenze n.: 5467 del 14.12.2015 Triunale di Bari, 357/16 del Tribunale di Savona, 1347/16 DEL Tribunale di lucca, 976/16 del Tribunale de Cassino, 3114/16 del Tribunale di Padova, 3043/16 del Tribunale di Verona, 6734/17 del Tribunale di Roma, 4090/17 del Tribunale di Milano. Solo per citare alcune sentenze.

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